Le mosse inglesi sulla compagnia e il futuro di Lufthansa
Cosa succede ai capitani coraggiosi se in Alitalia arriva British Airways
Si apre un’aerovia per Londra. Ambienti vicini a Cai sottolineano come l’opzione British Airways si sia tramutata, nelle ultime ore, da plausibile a credibile. Fino a oggi, l’inedita alleanza anglo-italiana veniva considerata come un’ipotesi di scuola, e le prudenti dichiarazioni d’interesse da parte di qualche manager inglese come semplici “manovre di disturbo”.

La parola chiave è “visione”, e alti dirigenti delle due delegazioni lavorano su una prospettiva di medio termine condivisa. Si tratta di un dossier molto ostico, anche perché da parte di BA è stato più volte ribadito che non c’è disponibilità a entrare nel capitale azionario di Cai. Una volontà che lascerebbe pensare a un tiepido interesse e che potrebbe far sbuffare diversi azionisti della cordata italiana, desiderosi di un impegno stringente da parte del partner straniero. A favore di Londra però gioca un aspetto non irrilevante legato alle prospettive di crescita.
La compagnia inglese, infatti, sul mercato italiano ha un grado di penetrazione molto ridotto rispetto alle altre due major europee, e quindi potrebbe giovarsi di maggiori margini di crescita alleandosi con la prima compagnia aerea italiana. BA inoltre è leader del mercato sul traffico tra Europa e Stati Uniti, mentre la spagnola Iberia (per la cui acquisizione gli inglesi stanno incontrando alcuni problemi) detiene la palma per i voli diretti verso il sud e centro America. L’area del Mediterraneo è però poco presidiata, e maggiori spazi di crescita per Cai potrebbero nascere anche sui voli verso l’oriente. La strada inglese potrebbe quindi essere più profittevole per Colaninno e soci, ma anche più rischiosa. Il tavolo tecnico, nel suo documento sulla visione condivisa, non esclude lo scenario di una possibile fusione da compiere dopo il periodo di lock up – che vincola i soci Cai a non vendere le proprie azioni prima di un quinquennio.
Un tempo che oltretutto farebbe comodo a Walsh per testare sul campo il valore che si creerebbe dall’apertura di un fronte italiano. Nel passato gli inglesi qualche tentativo di entrare in maniera più incisiva sul mercato nazionale l’avevano esperito. Nel ’95 avevano avviato fitti colloqui con il presidente Alitalia, Renato Riverso, che coinvolgevano anche American Airlines. Un dossier che seguì personalmente l’allora capo delle strategie, Daniele De Giovanni, divenuto poi stretto collaboratore di Romano Prodi durante la passata legislatura. Nel 2000 la compagnia inglese provò una strada più ambiziosa, dando vita alla controllata italiana National Jet, alla cui presidenza insediò l’ex presidente di Confcommercio, Sergio Billè. L’avventura non ebbe successo e la società chiuse i battenti.
Ma un eventuale accordo Cai-Ba cosa potrebbe comportare? Lufthansa e Air France certamente non resterebbero ad aspettare il logoramento delle loro quote di mercato. La compagnia tedesca, come anticipato dal Foglio il 19 ottobre, ha creato una scatola societaria nuova, Lufthansa Italia spa, per poter sfruttare gli accordi open skies e lanciare nuovi collegamenti diretti senza passare per gli scali tedeschi. Jean-Cyril Spinetta potrebbe, al contrario, riallacciare i rapporti con il principe ismaelita Karim Aga Khan, per studiare una collaborazione con la sua Meridiana.